I profumi all’incenso

Oggi torniamo a parlare di una nota olfattiva un po’ particolare ma estremamente affascinante. Sto parlando dell’incenso che, nelle composizioni olfattive, può assumere sfumature completamente diverse tra loro. Dopo aver parlato di un incenso molto pulito e rarefatto come quello di Passage d’Enfer de L’Artisan Parfumeur, oggi passiamo a una declinazione dell’incenso completamente differente.

Incense Avignon di Comme des Garçons è considerato, giustamento, un profumo cult tra tutti gli amanti dell’incenso. Vi avverto però, l’incenso è una nota piuttosto polarizzante e per come viene trattato qui può essere un profumo “difficile” per i non appassionati.

Incense Avignon è il primo capitolo di una serie da parte di Comme des Garçons tutta dedicata all’incenso. Si tratta di una storia raccontata attraverso 5 interpretazioni differenti dell’incenso, ognuna delle quali ne tratta una tipologia e un aspetto particolari, mostrando quanto questa nota possa risultare diversa rispetto a quello che comunemente pensiamo.

Quindi, accanto ad Avignon troviamo Jaisalmer (ispirato alla via delle spezie e all’India), Kyoto (ispirato a un tempio zen giapponese), Ouarzazate (ispirato al deserto del Sahara) e Zagorsk (ispirato alle chiese ortodosse). Avignon è ispirato invece a una chiesa cattolica.

Incense Avignon: la mia recensione

Essendo medievista di formazione, non potevo non sentirmi immediatamente legata ad Avignon. L’immagine che evoca immediatamente, incredibilmente vivida e realistica, è proprio quella dell’incenso asperso in una cattedrale. Per me, non so se per suggestione o meno, è molto di più. È il profumo del medioevo latino stesso. Quello del crogiolo di culture differenti, il sofferto dualismo tra corpo e spirito, i muri delle abbazie in cui i monaci lavoravano e studiavano, la meditazione, la incessante lotta contro il demonio e le tentazioni della carne.

Avignon è un incenso intensamente balsamico e caldo, oltre che fumoso. Tra le note troviamo infatti resine come l’elemi, un tocco aromatico e ambrato dato dall’olio di cisto, note legnose dal legno di palissandro e patchouli e un’ombra di dolcezza di camomilla (appena percettibile) e vaniglia (anche in qui in dosi minimali). Si sente tutta la mano di Bertrand Duchaufour, il maestro dell’incenso in tutte le sue declinazioni.

Credo di essere tra le pochissime persone a trovare l’incenso una nota sensuale, anche in questa declinazione “liturgica”. Sarà perché lo lego più al mistero che al ricordo della messa… o forse perché – e i medievali lo sapevano bene – non può esistere la luce senza i demoni.

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