L’Artisan Parfumeur Jour de Fete: una piccola madeleine

Ci sono profumi concettuali e complessi, che vanno compresi gradualmente, prima con la mente e poi in un secondo momento con il cuore. Ce ne sono poi altri che ti colpsicono immediatamente da un punto di vista emotivo, istintuale, accendono ricordi che pensavi di aver dimenticato.

Jour de Fete de L’Artisan Parfumeur appartiene a questa seconda categoria. Non è un profumo cerebrale, ma esclusivamente “di pancia”. Semplice, immediato ed è proprio in questo che sta la sua bellezza. Non è un profumo a tinte forti, dalla persistenza e dal sillage importanti. Ti investe nei primi istanti e poi si attenua come skin scent per qualche ora. Il che è una cosa più che positiva, dato che si tratta di una fragranza estremamente dolce e zuccherina.

Perché Jour de Fete è il profumo che sa di confetti, di fiere di paese, zucchero filato e glassa di zucchero. Per me, Jour de Fete è il profumo della mia infanzia, perché mi porta immediatamente agli odori e ai sapori di una piccola fiera di campagna che in agosto era l’appuntamento fisso della comunità, con la bancarella che vendeva le nocciole ricoperte di glassa bianchissima e dolcissima, la tappa fissa dopo la messa.

Non che nella mia vita sia mai stata particolarmente affascinata dai riti piccolo borghesi e dalle tradizioni religiose, ma mi riporta alla mente come da bambina sembrava tutto meraviglioso, immacolato, la prospettiva di un futuro gioioso e pieno di possibilità. La certezza che sarei diventata ciò che volevo essere.

Il profumo Jour de Fete: le note olfattive

Una fragranza evocativa tutta giocata sulla grazia, la delicatezza e sui tocchi acquarellati. Inequivocabilmente la mano leggiadra di Olivia Giacobetti che riesce sempre così bene a evocare memorie olfattive potentissime. Il mio altro profumo dell’infanzia infatti è Dzing!, diversissimo nella resa e composizione, ma in qualche modo rievoca allo stesso modo l’incanto della festa (in quel caso, del circo).

Jour de Fete si apre con una nota di mandorla molto realistica su cui è stata cosparsa un’abbondante copertura di zucchero a velo. Evolve in una fragranza poudré grazie all’iris ma non perde mai il tocco gourmand, con una vaniglia che diventa più presente nel fondo. Tra le note è presente anche il grano, e forse è proprio quello che mi riporta alla mente la chiesa di campagna sperduta tra i campi coltivati.

Una coccola confortante, di certo non impegnativa, ma pregevole proprio per questo.

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