Profumi Homoelegans: le recensioni

All’edizione 2017 di Esxence ho avuto modo di conoscere i profumi Homoelegans. Grazie ai gentilissimi fondatori del marchio Maurizio Piazzi e Francesco Gini ho ricevuto i sample delle loro prime tre fragranze e ancora li ricordo come tra le migliori scoperte della kermesse. Tra una cosa e l’altra, purtroppo, non avevo trovato il modo di parlarne, ma ora vorrei lasciarvi le mie impressioni in merito.

Il concetto si incentra sull’evoluzione dell’uomo verso il bello. Per questo potremmo definirlo come un marchio umanista, pieno di riferimenti alle eccellenze artistiche a cui in effetti si ispirano i profumi in gamma (oggi arrivati a cinque).

Homoelegans Tadzio

Il nome non può che evocarci l’opera di Thomas Mann Morte a Venezia, e in particolare, la magistrale trasposizione cinematografica a opera di Luchino Visconti. Tadzio rappresenta l’astrazione della gioventù, con quel caratteristico connubio di innocenza e malizia ancora acerba, rappresenta le aspirazioni i sogni infranti, qualcosa di irrimediabilmente perduto e che tanto ostinatamente cerchiamo di raggiungere.

L’apertura è agrumata, speziata e aromatica. Verde e dolce al tempo stesso. Troviamo infatti arancio, limetta, edera e cetriolo. Man mano che la fragranza evolve il cuore si fa più fruttato grazie al ribes nero, con un tocco salato di acqua marina e la freschezza ariosa dei fiori d’arancio. Ma dal fondo emerge prepotentemente il mio amatissimo elicrisio, il suo profumo si intravede infatti sin dall’inizio per poi assumere il pieno controllo della fragranza tra la parte centrale e quella finale dell’evoluzione. A dare struttura al fondo, troviamo il profumo resinoso dell’opoponax, dei muschi e di un delicato patchouli.

Homoelegans Quality of Flesh

Questa è forse la fragranza di più difficile approccio tra le tre, ma assolutamente imperdibile se amate i profumi cuoiati e animalici. Il primo impatto è fortissimo, fino a toccare il limite del disturbante. Il nostro naso viene quasi “aggredito” da una nota di vernice, pittura ad olio e trementina. Trasportandoci immediatamente nello studio di un pittore bohémien, tra sigarette lasciate mezze accese, fondi di liqure, tele mezze dipinte e pennelli sparsi qua e là che sanno ancora di vernice fresca.

L’apertura – non per i deboli di cuore – sa di gin e note piccanti di pepe. Il cuore balsamico è ipnotico, respinge e attrae, con note di patchouli e storace, addolcito dal narciso. Nel fondo emergono tutte le note animaliche del costo, dello zibetto e del castoreum, insieme al cuoio e alla rotondità data dal benzoino.

Homoelegans Paloma y Raices

Arriviamo infine a un twist molto originale e interessante sulla tuberosa. Un omaggio alla immensa Frida Kahlo. Avete in mente quei fioriti bianchi anni ’80 molto “pannosi” e un po’ da matrona? Qui siamo di fronte a una tuberosa piena di carattere e molto poco innocente. È una giovane donna che sa quello che vuole, è indipendente, non ha bisogno dell’amore e non vuole sedurre un uomo. Lei si prende quello che vuole e che pretende sia al suo livello.

La dolcezza, seppur intensa, è stemperata dalle note verdi e agrumate in apertura, del pompelmo e di una menta speziata e leggerissima. La tuberosa arriva in tutta la sua sfacciataggine, ma non è la solita ventata accecante. È scura, profonda, “sporca”, ma non da note animaliche, ma dal caffè e dal tabacco rendendola assolutamente unisex. È un profumo rotondo, pieno, carezzevole, con gli artigli nascosti ma pronti a scattare. A fare da contorno, tutte le note più deliziose e confortanti, dando una sensazione dolce che solletica le papille gustative senza diventare gourmand, tra cui ylang-ylang, vaniglia, la fava tonka e le note balsamiche.

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