Serge Lutens La Fille de Berlin Review: la mia recensione

Con la recensione di oggi vorrei provare a raccontarvi un profumo su cui ho pensieri contraddittori. Si tratta di Serge Lutens La Fille de Berlin.

Come sempre, i profumi di Serge Lutens hanno un nome affascinante che non può fare a meno di attrarre. Promettono racconti di mondi immaginifici, facendoci pregustare un viaggio olfattivo lontano nel tempo o nello spazio, pieno di simbolismi.

Mi piace pensare a questi profumi come a delle piccole madeleine, poiché per me hanno sempre avuto quello stesso potere suggestivo che ben ha saputo raccontare Proust.

Serge Lutens La Fille de Berlin mi ha sempre suscitato sentimenti ambivalenti, forse è quello tra tutti i Lutens in mio possesso che meno mi si addice. In realtà, raramente mi è capitato di imbattermi in un profumo alla rosa che mi desse la stessa sensazione della mia infanzia tra i cespugli di rosa centifolia.

Una rosa, è una rosa, è una rosa

Si dice che Serge Lutens La Fille de Berlin sia dedicato a Marlene Dietrich e che simboleggi, dunque, la femme fatale protagonista dei film in bianco e nero del Dopoguerra.

Stando a questa interpretazione, riesco a figurarmi Serge Lutens La Fille de Berlin secondo questa immagine. Non ha nulla a che fare con i giardini rigogliosi. È piuttosto una rosa recisa, austera e glaciale, avvolta nel cellophane.

Molti paragonano Serge Lutens La Fille de Berlin alla confettura di rose e sì, in un certo senso, c’è molto poco del fiore ma non c’è alcuna traccia di golosità gourmand. È una rosa costruita, artificiale, ma nel senso di concettuale. È un profumo austero che ben rende l’idea della forza del femminile dopo la guerra, in una Berlino straziata e divisa in due.

D’altro canto, manca di mordente e provocazione. Troverei più adatti a Marlene Dietrich i profumi di Germaine Cellier, senza dubbio. O forse, si è voluto porre l’accento sulla nostalgia di un passato non più recuperabile. È una rosa arrabbiata, dura, che non lascia spazio alla tenerezza.

Anche il colore, di un magenta così artificioso, richiama una sorta di violenza e di una irriducibilità di fronte a questa. È un unico stelo di una rosa piena di spine a nascere in mezzo a macerie e disperazione.

 

 

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