Siete fra coloro che lamentano una scarsa originalità nel parco olfattivo attuale? In effetti, è difficile negare che ci sia una certa omologazione, non solo per quanto riguarda la “solita” profumeria commerciale, ma anche nella cosiddetta profumeria artistica.

Eppure, è ancora possibile trovare un guizzo inaspettato di creatività, anche in un terreno ormai stra-battuto, spremuto in tutte le sue declinazioni a cui non ci si sognerebbe di chiedere (ancora) qualcosa di nuovo. Sto parlando dei profumi al gelsomino, declinati in tutte le loro possibile sfumature e interpretazioni da qualsiasi casa, mainstream o di nicchia.

Eppure, L’Artisan Parfumeur si riconferma anche in tempi più recenti come una maison che sa dare grande soddisfazioni in termini di profumi originali e poco prevedibili. Recenti per modo di dire, Seville a l’Aube risale ormai al 2012 e segna un po’ un momento storico di svolta, mettendo il punto a una lunga fase che ha fatto la storia della profumeria di nicchia.

Seville a l’Aube L’Artisan Parfumeur: com’è nato il progetto

Se possiamo infatti imputare a L’Artisan Parfumeur il merito di averci regalato negli anni una serie di creazioni inedite e assolutamente pregevoli, Seville a l’Aube è comunque diverso da qualsiasi profumo “storico” della maison che siamo stati abituati a conoscere.

Tutti i profumi de l’Artisan sono sempre stati caratterizzati da una bellezza eterea, sono profumi dipinti con gli acquerelli che chiedono – e ottengono – di essere amati nella loro fugacità. In fondo, il bello di queste fragranze sta proprio anche nella loro evanescenza.

Seville a l’Aube in questo senso segna un percorso differente e alla prima annusata faremmo fatica a ricondurlo a L’Artisan Parfumeur. Anche la sua genesi è un unicum nel suo genere.

Seville a l’Aube nasce in collaborazione con la blogger di Grain de Musc ed è sotto la sua direzione artistica che il profumo è stato portato alla luce, come sempre magistralmente, da Bertrand Duchaufour. Come spesso accade per i profumi, si tratta di una memoria olfattiva della storia personale di Denyse Beaulieu. Una notte a Siviglia, un incontro amoroso tra il profumo dei fiori d’arancio e l’incenso di una processione cattolica.

Seville a l’Aube L’Artisan Parfumeur: la mia recensione

Difficilmente troverete un profumo anche solo vagamente simile a Seville a l’Aube. È inaspettato, sorprendente, totalmente inedito e incredibilmente ardito negli accostamenti olfattivi. In breve, è un capolavoro. Magari non rientrerà nei gusti di molti, ma tant’è.

L’apertura è intensamente aromatica. Un effluvio di lavanda investe le vostre narici in modo inaspettato. In seguito prendono campo i fiori d’arancio e dei gelsomini, anche questi carichi di tutta la loro forza. Nel cuore si mescola una nota di cera d’api, mentre si fa strada l’incenso. Il quadro che viene dipinto è proprio quello di una notte d’estate – passata insonne fino all’alba – in una città del Mediterraneo, la natura selvaggia che sprigiona dai pergolati tutto il suo potere dopo essere stata riscaldata dal sole, le stradine di pietra, le ombre spettrali delle chiese a ogni angolo.

Dicevo, non sembra un profumo de L’Artisan. Seville a l’Aube infatti è incredibilmente intenso, potente, con un’ampia proiezione e una tenacia sulla pelle in grado di resistere a oltranza.

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