Caron Nuit de Noel Review (vintage): la mia recensione

Quale giorno più appropriato della Vigilia di Natale per raccontarvi cosa ne penso del celeberrimo profumo Caron Nuit de Noel?

La “caccia” ai profumi vintage è pericolosa, seducente e irresistibile, ma il rischio di rimanere con il cuore amaro è davvero altissimo…

C’è da dire che in questo senso ho avuto fortuna. Sono riuscita a rintracciare una versione vintage di questo profumo ancora in ottime condizioni. Si tratta della versione vapo eau de toilette. Ora ne bramo ovviamente la versione parfum con quella stupenda bottiglia art deco, purtroppo il budget è quello che è e bisogna accontentarsi.

Succede abbastanza spesso che mi innamori di un profumo (anche se non così spesso riesco a trovare qualcosa che accontenti i miei gusti, profumeria commercialissima I’m looking at you), ma è piuttosto raro che un profumo mi commuova fino alle lacrime. Questo è quanto successo con Nuit de Noel di Caron. Del tutto inaspettatamente.

caron nuit de noel

Confesso di essermi approcciata a questo profumo con un intento più che altro storico, dopo aver letto come segnò l’epoca in cui fu lanciato da Ernest Daltroff. Stiamo parlando del 1922, siamo nel pieno periodo del jazz, delle ragazze flapper, delle atmosfere del Grande Gatsby. Insomma, siamo nei Ruggenti Anni Venti. Un periodo storico a me molto caro e che mi ha sempre affascinato, non da ultimo perché è da lì che l’emancipazione femminile ha mosso i primi passi.

Caron Nuit de Noel: il profumo del Natale

Bando alle ciance, di cosa sa un profumo che promette di avere l’odore del Natale? Il rischio è di approcciarsia  questa fragranza con un pregiudizio anacronistico. Qui non c’è nulla di più lontano rispetto ai dolcetti di pan di zenzero, la cannella, le candele ikea, i profumi per ambiente al gusto di santa claus che imperversano nei centri commerciali che siamo abituati a conoscere.

Questo non è il Natale di Caron, perché questo non era il Natale nel 1922. Non è che non sia un profumo tradizionale, ma è soltanto una tradizione che non conosciamo più, o non abbiamo mai conosciuto.

Ero quindi preparata a non trovarvi il *mio* Natale per come si intende ora, non mi aspettavo che suscitasse l’effetto madeleine. Pensavo di trovarlo soltanto interessante.

E invece. Non appena l’ho annusato ho chiusto gli occhi. L’ho assaporato, l’ho inspirato, l’ho gustato a lungo. E immediatamente ho capito che è questo il vero odore del mio Natale. Forse quello di quando ero bambina, forse è un ideale ricogitato o forse è l’Idea stessa del Natale (scomodando persino Platone). E allora ho versato una lacrima, non voluta, inattesa.

Non sa di chiasso né di allegria. Sa di silenzio, strade innevate, sa di abete, mentre il freddo pungente fa pizzicare il naso. Ma al tempo stesso sa anche di calore, ghirlande, caminetto acceso e case confortevoli. Sa di messa della Vigilia pur non sapendo per nulla di incenso. Sa di eleganza, di un mondo sofisticato e poco rumoroso che non esiste più. Mentre sul fondo aleggia un irresistibile – e non è gourmand! affatto! – profumo di marron glacé ben disposti su una tavola imbandita con i piatti dorati e un centro tavola verde e rigoglioso. Sa di attesa e del piacere di essa.

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