Quando mi sono messa in testa di trovare il perfetto profumo all’ambra ancora non sapevo che mi sarei imbarcata in una sorta di missione (quasi) impossibile. Come sempre, quando mi incaponisco, cerco di studiare l’argomento il più a fondo possibile, e così, ho cercato di provare i “più famosi” profumi ambrati dopo essermi documentata su blog, forum e siti specializzati.

Nessuno sembrava però soddisfare le mie aspettative. La mia idea di profumo all’ambra è una sensazione morbida, come una coccola, il concetto perfetto di “comfort scent”. La mia ambra deve essere calda, carezzevole e avvolgente come un abbraccio. Ho incontrato varie ambre nel mio percorso, ma nessuna sembrava corrispondere esattamente a ciò che cercavo.

Almeno fino a quando mi sono imbattuta nell‘Eau d’Ambre de L’Artisan Parfumeur.

L’Artisan Parfumeur L’Eau d’Ambre Extreme è stato il mio primo acquisto di questo marchio, il primo di una lunga serie e a oggi posso affermare che L’Artisan rappresenta la mia idea di profumi di nicchia, perlomeno fino a qualche anno fa, prima della “grande acquisizione”. Da lì in poi, è iniziata un’altra storia, non necessariamente meno pregevole ma sicuramente molto diversa.

Mi è capitato di annusare per la prima volta L’Eau d’Ambre (eau de toilette) durante un viaggio in Francia. Sono stata subito attratta dal nome e dal packaging, era ancora quello con il tappo dorato eptagonale e l’etichetta rossa. Al primo sniffo ho capito immediatamente che era lei, la mia ambra perfetta, quella che parlava al mio cuore di una bellezza antica, carezze vellutate e di nostalgia struggente. Elegante ma non pretenziosa. Calda ma non soffocante.

L’Eau d’Ambre è uno dei profumi storici del marchio, creato sotto la direzione del fondatore Jean-François Laporte. La vaniglia non è stucchevole, il patchouli non preponderante e l’accordo ambrato è per me il “canone”. Non so ancora bene perché, ma ho rimandato l’acquisto.

L’Artisan Parfumeur L’Eau d’Ambre Extreme

Qualche tempo dopo mi sono decisa ad acquistarlo online, ma ho optato per la versione L’Eau d’Ambre Extrême, una versione “potenziata” del 2001 di Jean-Claude Ellena, attirata dalla promessa di una maggiore intensità e durata. Luca Turin, se non ricordo male, nel suo libro non l’ha valutata positivamente, e comunque con una stellina in meno rispetto alla versione originale, trovandola molto poco “estrema”.

Io ho scoperto a malincuore di preferire, quasi paradossalmente, la versione standard teoricamente “depotenziata”. Nell’Extrême, sulla mia pelle, esplode il patchouli in tutta la sua soffocante presenza, rendendo il profumo pesante e decisamente troppo seventies. La nota poudré che tanto mi aveva fatto innamorare compare solo nel fondo dopo un’ora abbondante.

L’immagine che mi suscita alla mente? Quella di un antico teatro ricoperto di velluto rosso, forse un po’ impolverato.

È forse l’unico profumo di Ellena che mi ha fortemente deluso, ma chi trova le sue creazioni troppo minimaliste ed eteree forse dovrebbe dare una chance a questa fragranza.

 

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