Credo che almeno tutti, non solo gli appassionati di profumi, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto l’esperienza di assaporare un momento di pura gioia e benessere semplicemente annusando un profumo. Vi è mai capitato di venire investiti all’improvviso di un profumo irresistibile mentre vi trovavate in un giardino? E, secondo voi, quale profumo avrà mai potuto avere il giardino dell’eden? O il locus amoenus del giardino di Armida?

Chissà se Jean Patou ha pensato a un giardino immaginifico in particolare quando ha deciso di far realizzare Joy, un profumo entrato nella storia, insieme a Chanel N°5 e a Scandal di Lanvin. Erano i grandi anni della profumeria moderna, in cui non si aveva paura di osare e sperimentare con nuove materie prime, per creare accordi olfattivi inediti e che sono divenuti poi i capisaldi su cui sono stati modellati tutti i profumi successivi.

Era il 1929 quando crollò la borsa di Wall Street, dando inizio a una crisi economica senza precedenti. In questo clima di disperazione, perdita di fiducia nel futuro e sicurezza, Jean Patou volle creare un profumo in grado di donare gioia a chi ormai non aveva più speranze. E dove ritrovare la felicità se non nei fiori? Ma Joy non voleva rappresentare un fiore specifico, quanto piuttosto – come ben rimarca Luca Turin – l’idea platonica del fiore. Un tripudio di fiori che non fanno parte di questo mondo, ma un giardino ideale situato nell’iperuranio, capace di suscitare una felicità trascendente.

Joy Jean Patou review: la mia recensione

Per realizzare 30 ml di Joy erano necessari diecimila gelsomini e 28 dozzine di rose, tanto che Joy divenne famoso per essere il profumo più costoso del mondo (della sua epoca). Purtroppo, non ho mai avuto modo di annusare una versione vintage di Joy, conosco soltanto la riformulazione moderna, ma a quanto ho letto l’idea originaria non è stata del tutto stravolta.

Dicevamo, gelsomini e rose. Tantissimi, un’overdose di gelsomini e rose, a tratti quasi soffocanti. Tuttavia, si riesce a intuire la loro presenza ma le note non sono così nettamente distinguibili. A concorrere in questo bouquet ideale troviamo anche l’ylang ylang e la tuberosa, per aggiungere ancora più cremosità e un aspetto indolico assolutamente sfacciato e seducente.

Joy non è un profumo timido. Difficile da comprendere oggi, probabilmente poche persone lo porterebbero in maniera disinvolta (me compresa, nonostante ami portare Gold di Amouage e Fracas di Piguet). È opulento, estremamente ricco e sontuoso, non può lasciare indifferenti e annuncia la sua presenza in maniera chiassosa. Eppure non si può non rimanere affascinati dalla sua storia, pensando a quale impatto straordinario dovette avere in quel momento storico di depressione. Un profumo incredibile, che tutti almento una volta dovrebbero annusare.

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