Oggi vorrei parlare con voi di una fragranza che ha fatto la storia della profumeria, una pietra miliare della cultura olfattiva occidentale. Sto parlando del celeberrimo profumo Fracas di Robert Piguet, considerato praticamente all’unanimità come lo standard dei profumi alla tuberosa, con cui tutte le fragranze successive si sono giocoforza confrontate.

Robert Piguet Fracas: un po’ di storia

Era il 1948 quando Germaine Cellier creò il profumo alla tuberosa migliore della storia, bissando il successo ottenuto da Bandit, precedente solo di qualche anno. Siamo negli anni ’40, il periodo che ha reso celebri i film noir e le grandi dive del cinema, una su tutte Rita Hayworth. E Fracas può essere definito come il profumo che impersonifica la femme fatale. Elegante, ammaliante, con un fascino irresistibile e un lato oscuro in grado di intrappolare per sempre chi osa guardarla dritta negli occhi.

Bellissima e terribile, questa è la femme fatale che fa sognare uomini e donne nei cinema dell’epoca, un’eroina dal passato tormentato, capace di qualsiasi cosa pur di assecondare la sua passione. E Fracas ha rappresentato ma rappresenta ancora oggi tutto questo. Una fragranza che non può lasciare indifferenti, tra vittime e innamorati, nessuno rimane indenne al suo passaggio.

Una recensione di Fracas, Robert Piguet

Come tutti i profumi storici e antichi, Fracas non è arrivato a noi nella sua forma originaria. A complicare ulteriormente le cose, pare che Germaine Cellier – la prima profumiera donna, a quanto mi hanno detto all’Osmothèque – utilizzasse delle basi per comporre i suoi profumi, andate perdute e che oggi è ovviamente impossibile ricreare.

Proprio grazie all’Osmothèque ho avuto la possibilità di sentire il profumo originale e sperare di ritrovarlo uguale nella versione disponibile oggi è un’illusione vana, naturalmente. Tuttavia, nella mia opinione, il mood originario è stato tutto sommato mantenuto, pur adattandolo alla contemporaneità e Fracas conserva ancora tutto il suo fascino di profumo da femme fatale.

Gli anglosassoni lo definirebbero larger than life. È un sontuoso, opulento, ingombrante e quasi “untuoso”, tanto è elevata la sua cremosità, profumo ai fiori bianchi, un soliflore in cui la tuberosa è la regina incontrastata. Per l’appunto, questo non è decisamente un profumo da principesse, ma da regine che hanno dovuto lottare in un mondo di uomini per conquistare la propria posizione.

Del tutto differente dalla tuberosa killer canforata di Serge Lutens, così come da quella estremamente verde di Carnal Flower, Frederic Malle. In Fracas c’è solo la parte bianca, e accecante, del fiore, con un leggero sentore di fragoline di bosco che io associo sempre alla tuberosa e i sentori indolici tipici di questo fiore.

Per la sopravvivenza di chi vi sta attorno, sono vietati più di due spruzzi, uno per polso (oppure, in alternativa, uno al centro del petto, vicino al cuore).

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