La tuberosa divide. O la ami o la odi, è difficile trovare vie di mezzo. Altrettanto polarizzanti, sono i profumi alla tuberosa. All’inizio ci fu la Referenza. E poi, a partire da allora, da un lato, troviamo i sontuosi profumi ai fiori bianchi che tanto impazzavano negli anni ’80 – da Jardins de Bagatelle ad Amarige per esempio -, dall’altro abbiamo le sperimentazioni più ardite della profumeria artistica, che ha sfornato capolavori in anni più recenti, da Tubereuse Criminelle a Carnal Flower, in cui sono stati esplorate le sfumature più verdi di questo fiore così particolare.

Recentemente, dallo scorso anno, la tuberosa sembra essere tornata protagonista sugli scaffali delle profumerie sia commerciali che di nicchia. E anche in questo caso si è scelto di seguire due linee olfattive completamente diverse. Dagli esperimenti più originali, con accoppiamenti inediti o composizioni decostruite, alla via più “sicura” della tuberosa più morbida, rassicurante e quasi accecante nel suo candore.

Gucci Bloom: la mia recensione

Gucci Bloom si colloca in questa seconda via. C’è da dire che si sentiva la mancanza per il marchio di un bel classico profumo femminile, se non dall’originalità dirompente, perlomeno meritevole di essere ricordato.

C’è da dire che Gucci Bloom si colloca alla perfezione nella nuova estetica by Alessandro Michele. Un packaging romantico dai richiami rinascimentali e un fiore narcotico e barocco allo stesso tempo.

Confesso però che da questa nuova direzione artistica mi sarei aspettata un profumo più sorprendente e destabilizzante. Gucci Bloom non è nulla di tutto questo. È garbato e femminile, sarebbe piaciuto a una eterea musa preraffaellita, dai lunghi capelli rossi e la pelle diafana. Molto in linea con la (meravigliosa) campagna che ne ha accompagnato il lancio. E in effetti, il tocco decadente della tuberosa è in sintonia perfetta con il mood attuale del brand.

Solitamente in questo tipo di fragranze la tuberosa si accompagna alla gardenia. In questo caso, si è scelta una strada più fresca, abbinandola al gelsomino. Nell’evoluzione (non complessa) si avverte sul fondo anche un’ombra leggera di caprifoglio. Il profumo si chiude su un accordo vanigliato-muschiato con cui si va sempre (troppo) sul sicuro.

Ho trovato molto più interessante il flanker lanciato quest’anno, Gucci Bloom Nettare di Fiori, in cui la tuberosa si fa più cremosa e rotonda, con accenni di zenzero, osmanto e un dry-down appena più complesso.

 

 

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